“[…]E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
Già tu avrai ciò che Itaca vuole significare.” ( K.Kavafis )
Dopo un grande flusso migratorio, una dittatura, una guerra, si tende a voler cambiare radicalmente il volto di un territorio e solo in poche aree si possono ritrovare le stratificazioni di questi passaggi storici.
L’isola di Sestrunj, nell’arcipelago che precede l’ingresso al porto di Zadar, è come un sito archeologico a cielo aperto da scoprire, da interrogare.
Qui è ancora lontana l’onda turistica che mastica in fretta il tempo.
Visite nasce in una delle sue tante case abbandonate, una scatola di ricordi e intrecci di vite, emblematica di una cultura di confine, dove l’essere costretti a lasciare la propria terra è un gesto che accompagna generazioni.
Non si sa mai cosa aspettarsi entrando in una casa abbandonata.
Spesso rifugio per roditori, insetti o nidi di uccelli.
Oltrepassare la porta di un luogo disabitato è il primo passo di un’indagine visiva, un cercare risposte all’interrogativo sempre aperto e incalzante della memoria.
Proprio come quei nidi abbandonati diventano rifugio per altri uccelli, spesso queste case lasciate per altre oltremare, sono diventate rifugio per i civili nel pieno del conflitto serbo-croato.
Gli oggetti lasciati, dimenticati per fretta o per scaramantico desiderio di ritorno, sono come segni per orientarsi in questi luoghi, testimonianze di vite, di speranze, di paure, di quotidianità, di incertezze.
Una figura, come un’ esule, attraversa questo spazio come un rimando e un dialogo continuo con i pochi testimoni rimasti a raccontare a loro modo il passaggio del tempo.
Visite è una riflessione, un indovinare risposte per questo migrare, riportando dall’ombra ciò che per anni è rimasto chiuso, i gesti di un’intera vita, inseguendo in parallelo un senso di appartenenza a quella terra, di riconciliazione con le scelte imposte dagli eventi.
“Visite”, un progetto nato in collaborazione con l’artista Rita Chessa, insegue uno dei tanti volti della realtà complessa e frammentata dell’area balcanica, senza pretese di verità o testimonianza ma con tante domande aperte.
Rita Chessa