C.V.
ROBERT MARNIKA Fotografo professionista. Nasce a Zara, in Croazia, nel dicembre 1966.
Verso la metà degli anni Ottanta si iscrive alla Facoltà di chimica, di Zagabria. Qui inizia il suo interesse per la fotografia che lo porterà a lasciare gli studi e dedicarsi totalmente ad essa.
Ritornato a Zara, inizia a collaborare con quotidiani e settimanali della Dalmazia, in qualità di fotoreporter prima, e responsabile di cronaca per un settimanale poi.
Nel 1991 i rapporti in Ex Yugoslavia degenerano in conflitto aperto.
Questa è la prima grande prova per Marnika-fotografo, coinvolto in prima persona come soldato e come uomo. Molti di questi scatti di guerra superano il confine e trovano posto presso alcune esposizioni in Germania e Giappone.
Nel mentre, le conseguenze del conflitto lo costringono ad abbandonare la sua terra per trasferirsi in Italia nel 1993 e in particolare a Bologna, dove attualmente vive e opera dal 1995.
Qui si divide tra la sua attività di reporter, l’insegnamento e di curatore degli spazi espositivi.
Inizia, così, una intensa attività fotografica, egualmente divisa fra collaborazioni con agenzie, documentazioni freelance di alcuni fra i più importanti eventi culturali che attraversano la città (Fest-festival, Partot-parata) e attività didattiche presso scuole di fotografia pubbliche (Accademia di Belle Arti di Bologna, Università “Primo Levi”) e private
( “Piccolo Formato”Ass.Fot.)
Inoltre un curriculum di oltre 40 mostre e numerose pubblicazioni. Insegna regolarmente sia proponendo corsi nella città di Bologna dove abita, che proponendo programmi residenziali in Italia e all’estero. Negli ultimi dieci anni ha tenuto più di 35 workshop fotografici sull’isola di Sestrunj in Croazia dove insegnava suoi allievi le tecniche di stampa in B/N, tecniche di ripresa in digitale oltre che creazioni di portfoli fotografici personali. Vincitore di vari premi fotografici tra cui 1°premio al FOTOLEGGENDO Roma 2006. Ha pubblicato un libro sulle memorie di guerra edito da POSTCARD-Roma.
In questi anni di RICERCA POETICA,
Robert Marnika focalizza l’attenzione intorno alla materia liquida del tempo: come memoria, come fugacità delle forme, come trasformazione dei luoghi di confine.
Il riemergere del ricordo della guerra nei Balcani lo costringe a riflettere sulle conseguenze di quel passaggio storico.
Gli scatti raccolti in “My War”, nati come testimonianza diretta del conflitto, acquistano complessità in “Frammenti di un ricordo”(primo premio nel 2006 al Festival di Fotografia” Fotoleggendo” di Roma), come sintesi visiva tra l’occhio dell’uomo che per sopravvivenza emotiva vorrebbe depositare e rimuovere ciò che lo trafigge, impotente, e quello del fotografo che ha bisogno di ricostruire attraverso l’immagine ciò che il dolore non permette di sciogliere.
E poi bisogna fare i conti con le conseguenze di una guerra che, come spesso accade, si misurano solo alla sua conclusione.
In“ Dieci anni dopo”, una forma ancora diversa di reportage: il tempo sottolinea le differenze tra chi rimane fedele o intrappolato in uno stile di vita semplice e chi si affretta ad entrare nel vortice dell’investimento sfrenato, guardando all’Occidente.
Seguendo questa linea di confine visiva, Marnika colloca il suo osservatorio critico, appena distante, sul mare, come se sulla superficie mobile dell’acqua si potesse raccogliere il senso di ciò che ha così violentemente attraversato la sua terra.
“Quadrumiki, il pescatore dell’anima” è un’ulteriore nota sul tempo, il difficile esercizio dell’attesa si alterna all’inquieta sensazione di perdita e smarrimento e si riflette, sconfitto come spettro.
Il suo ultimo lavoro parte proprio da Sestrunj, un’isola dell’arcipelago di fronte a Zara, e si concentra sulle numerose case abbandonate in tutta fretta per la migrazione e diventati poi luoghi di accoglienza per i civili in fuga dalla guerra. Gli oggetti, i vestiti ancora negli armadi, i calendari, le foto incorniciate, i giochi dei bambini rimandano ad una quotidianità spezzata, improvvisamente.
La fotografia diventa in questo preciso passaggio poetico, uno strumento per dare voce a quei luoghi, per riguardare il tempo dilatato della guerra, concedendo più spazio ai gesti vivi, come parvenze di normalità, nonostante il cumulo di macerie e il vuoto emotivo che le partenze costrette lasciano alle loro spalle.
L’ultimo progetto, la trilogia composta da Visite, Attraverso, L’ospite, frutto della collaborazione con Rita Chessa, è un ritorno alla realtà complessa della sua terra d’origine. Il filo che unisce questi tre passaggi è la casa, come luogo stravolto nella sua intimità, disabitato, abbandonato, atteso, come in una perenne condizione del vivere sul margine.
Alla sua ricerca poetica accosta anche l’attività di insegnante di fotografia in Italia e non solo.
