“Quello che inizia come solitaria alterità diventa familiare e addirittura personale. Ha a che fare con chi siamo quando non stiamo recitando chi siamo.”
......Body Art di Don De Lillo
Attraverso, un progetto frutto della collaborazione tra il fotografo dalmata Robert Marnika e l’artista sarda Rita Chessa, è l’anello di mezzo che collega altri due progetti fotografici.
Il precedente Visite, racconta, attraverso lo spazio e gli oggetti di una casa disabitata, una storia tra tante, legata alla grande ondata migratoria del secondo dopoguerra e il riutilizzo di questo spazio per accogliere i civili durante la guerra nell’ex Jugoslavia.
Il successivo, in cantiere, L’ospite, nasce da un’attenzione rispetto ad un'altra tipologia di esule, nata con la guerra e tutt’ora non risolta: una storia ingombrante come quella di tutti coloro che prima dello scoppio del conflitto, appartenevano ad una famiglia mista, nel credo e nell’etnia.
Il filo conduttore che unisce questi tre lavori è la casa: disabitata, abbandonata, attesa.
Se in quella disabitata di “Visite”, la sistemazione degli oggetti nelle stanze, gli interventi di ristrutturazione, facevano pensare o sperare ad un ipotetico ritorno, la casa abbandonata di “Attraverso” non lascia dubbi, cederà al peso del tempo, alla sua non curanza.
Inizialmente è stato un guardarsi intorno ad ascoltare quel fragoroso silenzio. Poi un lasciarsi pian piano rapire, un appartenere a quel luogo.
Non importa più neanche chiedersi chi fossero i proprietari. Si può intuire il loro stile di vita, i rispettivi ruoli, la capacità di riadattare e organizzarsi in un unico misurato spazio.
Tra la polvere incrostata si riconoscono gli oggetti, le loro forme, il loro utilizzo, e calpestandoli se ne intuisce la consistenza.
Non è una nostalgica ricerca del tempo perduto, piuttosto un ricominciare dall’unica cosa ancora possibile: potenziare l’intensità emotiva di certe azioni quotidiane o semplici movimenti, lì dove tutto sembra irrimediabilmente morto.
“In questo deprimente deserto, tutt’a un tratto la tale foto mi avviene; essa mi anima e io la animo.[…]In sé, la foto non è affatto animata (io non credo nelle foto «vive»), però essa mi anima: e questo è appunto ciò che fa ogni avventura”. ( R.Barthes, La camera chiara.)
Il mezzo fotografico con la sua spiccata aderenza alla realtà, ci aiuta in questo caso a rendere avventurosa l’allucinazione di una disperata e intima resistenza, la lenta elaborazione di una rovina.
La fotografia non può certamente portare in vita persone, ma può interrogare quel luogo e chiedergli che legame ha con la nostra storia, il nostro personale vissuto.
“Attraverso” è il punto dal quale riprendere una quotidianità interrotta all’improvviso, per uno sfratto, un bombardamento, un saccheggio, un fenomeno naturale, un abbandono, una persecuzione, una sentenza, una morte.
È una figura femminile, non a caso, a muoversi in questo spazio. Al limite tra una donna svuotata, vestita a lutto, quasi uno spettro e una presenza viva, ostinata. A tratti cede allo sconforto. Tutto intorno è in frantumi, materia marcia, anche il vetro. Come in un’azione teatrale, sfida la morte con gesti antichi come quello dell’impastare il pane, o apparentemente inutili come il cercare di imprigionare la luce del sole in una tenda. Porta il senso visionario di quelle azioni, la loro forza rigenerativa, uno spiraglio aperto, sblocca le macerie più grandi di lei.
R. Marnika, R.Chessa